mercoledì, 20 maggio 2009,16:51

Sono nata bocciolo in un prato verde senza uomini,

ho visto pian piano il sole baciare il  mio stelo

Ho mostrato i miei petali al mondo con timidezza

Ho donato il mio profumo al vento

Ho sepolto le mie spine nella stessa carne

E in cambio?

In cambio ho visto quegli uomini calpestarmi

Ho visto i miei petali strappati

Ho visto il mio profumo sparire sotto lo sputo di qualche passante

Solo la notte mi proteggeva

E il mio pianto era rugiada

 


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domenica, 05 aprile 2009,21:16

Nel buio non distinguo luce, tranne i bagliori lontani di lampioni curvi su se stessi che tracciano le strade degli uomini. E noi, ingenui amanti, ci raccogliamo in questo  spazio buio, in questo anfratto dimenticando il tempo, accorgendoci di essere ciechi di fronte al mondo e falchi dinanzi alla carne.

Imperlati di sudore raggiungiamo vette di piacere, dondolii frenetici irradiano calore, siamo in un inferno senza dolore, ma di solo godere.

Nascondiamo i nostri visi in abbracci stretti, respirando pelle, mangiando carne, raccogliendo sguardi, seppellendo vergogna in questi ingordi momenti.

Se qualcuno sapesse di noi,  intravedesse negli spiragli di questi corpi  uno solo dei nostri segreti, impazzirebbe di gelosia per poi danzare con l’invidia, giurando vendetta.

Ma siamo splendidi attori, il nostro copione è ben scritto, sappiamo nascondere sorrisi e sguardi, siamo abili complici,  le nostre mani racchiudono tutti i nostri sensi, s’intrecciano in momenti privi di sguardi, e saziano le nostre pulsioni.

Siamo burattini nelle mani dell’istinto, i fili l’unico rischio.

Segreto

 

 

 Questa foto

mi è stata data da una grandissima artista che mi vanto di conoscere. LA FRE!!!

 

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giovedì, 12 marzo 2009,21:37

 

Ti ho intravisto in quell’anfratto, seduta sull’ultimo scalino

Pensierosa come ogni giorno con trucco pesante cosparso sulle guance

fissi il vuoto e hai bile nello stomaco

giocherelli con l’anello

che ti ha regalato un uomo senza orgoglio

Che ti ha lasciato annusare la primavera quando la neve cadeva

Che ti ha spinta in un campo di grano per cogliere quel fiore acerbo

Ora marcio, grotta del primo passante silenzioso

Tu che senti lontano sirene di morte e doni amore a divise sporche

Tu che aspetti lettere ogni giorno, aspettando il suo ritorno

Tu che vendi il tuo ventre pur di sfamare il vostro infante

Non conosci vergogna, sei una donna assente

Hai visto le tue sorelle morire di dolore, lasciare i loro figli a un dio senza nome

Tu non vuoi quella fine, preferisci vendere la tua pelle, e cercare in quei visi uno dei suoi sorrisi

Hai la maglietta sporca di rossetto, un vagito proviene dalla camera da letto

È ora di amare senza soffrire

distogli la mente da quel confine

 

 

 

 

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domenica, 01 marzo 2009,23:52
Si pensa che la strade s'incrocino e che siano senza curve, senza lavori in corso, senza traffico e invece alle volte ci posso essere anche delle frane, degli acquazzoni che ti fanno sbandare continuamente, facendoti perdere ogni controllo.
lavandoti completamete la macchina, uscendo pulita ma sfinita da quel fenomeno naturale.
ed ecco che mi ritrovo a uscire distrutta da quella strada, a fermarmi un attimo coi vetri limpidi, dove i raggi del sole sbucano da quelle nuvole grigie per mostrare meglio quella strada bagnata.
è stata durissima all'inizio percorrere quel pezzo d'asfalto. lo scroscio di quelle lacrime divine copriva le tue urla, le mie verità taglienti, i tuoi ti odio e i mei tentativi di lasciare una terra sconosciuta a questo cuore.
Per poi?
Per poi ritrovarci a fare l'amore piangendo come due bambini. a mischiare lascrime a risate, orgasmi a dolori, schiaffi a carezze.
a guirare di non farci promesse sapendo di mentire.
adesso siamo sotto il sole cocente della pace, con i tuoi dubbi e tristezze nella'ngolo del rancore.
speriamo passi una folata di vento a gettar via quella polvere.
speriamo di ritrovare strade con piccoli ciottoli, senza vetri.
speriamo di rimanere noi, con scarpe di bambini, con la forza, ogni volta che cadiamo, di voler di nuovo camminare.
Ciao amore

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domenica, 28 dicembre 2008,21:53

Dinanzi a un fuoco caldo, rassicurante, mi stendo, osservando le fiamme lottare, congiungersi, tradirsi col corpo del vento, eseguendo una danza veloce, nervosa, come nel simulare spasmi di piacere.

I miei occhi si perdono come un eccitato voyeur durante la sua prima visita a una giovane coppia appartata. Sono talmente preso da sentire l’odore del loro incontro, da poter saggiare il loro profumo, da poter scorgere ogni particolare, da un piccolo neo a una delicata voglia sulla spalla, incantato nel guardare quello che, ancora, non mi appartiene.

Ad un tratto una luce più forte si accende a pochi metri da me, non è una fiamma, ma un rogo, che divampa, che divora ogni cosa, che sormonta quel fuoco caldo a cui dedicavo ogni sensazione, ogni pensiero, e ora non conosce che il buio, trema dinanzi a quel gigante di fuoco e si spegne, spaventato.

Mi avvicino a quel rogo, per scorgere corpi nudi che si abbracciano, come un orgia d’oriente, per poter godere a pieno di un evento a cui il mio sguardo non era ancora pronto. Non mi basta più guardare, le mie mani chiedono di toccare, il mio corpo vuole partecipare a quello scambio di effusioni, a quel quadro di lussuria. Egli vuole lasciarsi cullare dal fuoco, quello più pericoloso, quello per cui ti lasci bruciare, dove la coscienza, acqua sporca, non ti spegne, ma diventa vapore e dall’alto ti vede morire.

 

 

 

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lunedì, 10 novembre 2008,19:56
oggi è la fine dell'inizio, si perchè oggi, si incomincia ad amare se stessi un pò di più, a cambiare maschera alla vita, le si dipinge un sorriso sornione fino ad accompagnarla al circo dei nostri pensieri. ed eccoli lì:
la malinconia: un acrobata senza filo
il giocoliere che lancia in aria le nostre storie d'amore
il domatore: sicurezza senza frusta
il contorsionista: l'ansia che scorre
 il mimo: l'inconscio
infine io, un clown che non fa più ridere.
che si lava di lacrime ogni sera, sapendo di aver perso te, di averti lasciato nella gabbia delle belve
sbranata, dalle vesti strappate, senza più respiro
lasciando quel sorriso dipinto mescolarsi al tuo sangue
vita mia ti riprendo
abbandona questo circo per rinascere in un teatro
ti amo
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sabato, 02 agosto 2008,01:09

Alle volte mi soffermo a pensare al nostro rapporto, alle frasi dette, a quelle mai nascoste, perché in questo sta il miracolo del nostro amore, non esistono bugie, non esistono sospiri nascosti nel cuore, ma alla luce del sole, per essere colti da te, che non smetti mai di guardarmi come la prima volta, che sorridi alla vita e non smetti mai di crederci.

Mai potrei staccarmi da questo quadro dai colori caldi, mai potrei abbandonarmi al gelo di inverni uomini, mai potrei pensare agli autunni senza godere del rosso delle nostre passioni. Mi chiedo se potrei vivere senza sapere che tu esisti, se potrei  seguire tracce di altri esseri, per perdere le tue orme in questo deserto di speranza, tu il mio miraggio che si è rivelato oasi.

Ti amo, ti amo, e voglio vincere questa partita contro chi non crede alla nostra fede.

Vederti piangere mi ha chiuso il cuore nel tormento, e ora risorgo fenice per poterti proteggere da ogni pensiero triste. Tu sei tutto.

Tua, anche nelle promesse di Dio.

 

 

 

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sabato, 28 giugno 2008,18:28
Vedo capelli bianchi tingersi di morte.
Il sangue che giace rappreso su quel petto da leone
quel petto squarciato dall'impotenza.
e ora che ti unisci al freddo blu,
nostalgico
lasci lo stesso vuoto del cielo.
Vederti un ultima volta nella pancia della terra
mi fa rigare le guance di bile.
Perchè voler tracciare la morte col proprio indice?
Rimango attonita e innamorata della tua immagine.
Tu un immagine distorta






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mercoledì, 25 giugno 2008,17:57
20 anni, ingenua, sorridente, e tu che ogni sera ci venivi a prendere nell'angolo di qualche via buia per riaccompagnarci a casa. Non importava l'ora, non importava il freddo, non importava la distanza, la tua gentilezza, il tuo sorriso, quegli occhi dolci, pieni d'orgoglio bastavano a infondermi sicurezza, ad non aver paura di attraversare la strada.
Tu che suonavi il campanello per sapere se avevo raggiunto casa, tu che mi vedevi bimba e poco donna, che scherzavi con tua figlia, che nutrivi i tuoi cari del sapore dil miele ogni sera.
Mi ricordo ancora le tristi partenze in stazione, carico di valigie pesanti. Salivi persino sul treno per accertarti che ogni cosa fosse al posto giusto, che baciavi tua figlia come la mano di un santo.
E ora non lasci alcun rumore tranne quello di uno sparo al cuore, il dolore mi assale come una fiera, non riesco a credere che tu sia solo un corpo nudo e freddo, che le tue parole non diano più certezza e soluzione.
e mi lasci così, con un pò di rancore forse, senza nemmeno poterti di nuovo sorridere.
sei il padre che ho sempre desiderato.
Addio
Luciano
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martedì, 24 giugno 2008,23:24
immagine sfocata, corrotta dalla mie emozione che fluisce con lacrime sorelle. cade precipitosamente per raggiungere quel quadrato lucido, per contornare quel viso splendido, per dare vita a un immagine fissa.
stringo forte quel foglio, forte come un ritorno mancato: sono sopesa nel limbo del dubbio, trasportata dal vento cado come una foglia nel lago più vicino, ostacolando il passaggio di un cigno. Quel disegno di carne sei tu, che mi superi indifferente e mi lasci galleggiare come se la morte mi coccolasse.
avanzi forte, leggiadro, sicuro , padrone di quel lago, quel lago che ha deciso di farmi vivere nel tuo mondo sapendo che ero l'appendice morta di un albero.
ora mi allontano dai tuoi contorni, mi avvicino alla riva per essere raccolta da un passante romantico, raccogliendo nostalgia, ascolotando la sua storia, per poi essere abbandonata in una verde panchina accanto ad altre appendici inerti.
e raccolta dal vento esalerò l'ultimo respiro pestata dall'indifferenza di un passante, mentre tu dormirai ingenuamente.
leaf



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