Due mezze lune socchiuse su questo viso ambrato, il tuo respiro che violava il silenzio dell’intimità, ha abbandonato queste fattezze femminili, per correre ad abbracciare il mondo. Il tuo seno avvizzito è ornato di vene bluastre, sembra quasi che il sangue non si sia arreso alla morte, quando in verità giace immobile in quel letto vermiglio. Stringo il polso, cerco il battito, ma la speranza è una coltre dinanzi alla verità. Non sono pronta a lasciare il tuo odore, non sono pronta a dividere il mio dolore, non sono pronta a rinunciare. Tu che vivevi aggrappata alle stelle e non avevi paura di cadere. Tu che non credevi nei sogni perché la vita è sogno. Tu che mi hai insegnato a guardare gli altri come tele rare, senza correggerne i difetti. Tu che mi guardavi col cuore. Guardami ancora, sono sola come una goccia in questo temporale, non so dove cadere.
Addio amore.

lettera
Una parola a chi crede di trovare oro ma è solo colore.
Una parola a chi nasconde il volto dietro il ferro ma indossa un velo
Una parola a chi giace nell’imbrunire e crede di vivere
Una parola a chi cambia il suo pensiero solo per un sorriso
Una parola a chi versa lacrime senza dolore
Una parola a chi ti stringe graffiandoti la schiena
Una parola a chi ti ama e non sa farsi amare
Una parola a chi pensa a tutto tranne che a sé
Una parola a chi si crede cieco dinanzi alla luce
Una parola a chi si crede essere leone ma non riconosce neanche il suo odore
Una parola a chi mi ama senza chiedersi il perché
Una parola alla fortuna che mi ha donato te
Una parola a te che le emozioni le lasci nel cesto dei vestiti
Una parola a chi non si accorge di noi
Una parola a chi difenderebbe persino la tua ombra
Una parola, dolce puttana vestita da suora, ormai mi sfiora
Depongo qui la mia corona di cartapesta, perché la favola è finita ed è ora
che inizi la vita

Sono nata bocciolo in un prato verde senza uomini,
ho visto pian piano il sole baciare il mio stelo
Ho mostrato i miei petali al mondo con timidezza
Ho donato il mio profumo al vento
Ho sepolto le mie spine nella stessa carne
E in cambio?
In cambio ho visto quegli uomini calpestarmi
Ho visto i miei petali strappati
Ho visto il mio profumo sparire sotto lo sputo di qualche passante
Solo la notte mi proteggeva
E il mio pianto era rugiada
Nel buio non distinguo luce, tranne i bagliori lontani di lampioni curvi su se stessi che tracciano le strade degli uomini. E noi, ingenui amanti, ci raccogliamo in questo spazio buio, in questo anfratto dimenticando il tempo, accorgendoci di essere ciechi di fronte al mondo e falchi dinanzi alla carne.
Imperlati di sudore raggiungiamo vette di piacere, dondolii frenetici irradiano calore, siamo in un inferno senza dolore, ma di solo godere.
Nascondiamo i nostri visi in abbracci stretti, respirando pelle, mangiando carne, raccogliendo sguardi, seppellendo vergogna in questi ingordi momenti.
Se qualcuno sapesse di noi, intravedesse negli spiragli di questi corpi uno solo dei nostri segreti, impazzirebbe di gelosia per poi danzare con l’invidia, giurando vendetta.
Ma siamo splendidi attori, il nostro copione è ben scritto, sappiamo nascondere sorrisi e sguardi, siamo abili complici, le nostre mani racchiudono tutti i nostri sensi, s’intrecciano in momenti privi di sguardi, e saziano le nostre pulsioni.
Siamo burattini nelle mani dell’istinto, i fili l’unico rischio.
Segreto

Questa foto
mi è stata data da una grandissima artista che mi vanto di conoscere. LA FRE!!!
Ti ho intravisto in quell’anfratto, seduta sull’ultimo scalino
Pensierosa come ogni giorno con trucco pesante cosparso sulle guance
fissi il vuoto e hai bile nello stomaco
giocherelli con l’anello
che ti ha regalato un uomo senza orgoglio
Che ti ha lasciato annusare la primavera quando la neve cadeva
Che ti ha spinta in un campo di grano per cogliere quel fiore acerbo
Ora marcio, grotta del primo passante silenzioso
Tu che senti lontano sirene di morte e doni amore a divise sporche
Tu che aspetti lettere ogni giorno, aspettando il suo ritorno
Tu che vendi il tuo ventre pur di sfamare il vostro infante
Non conosci vergogna, sei una donna assente
Hai visto le tue sorelle morire di dolore, lasciare i loro figli a un dio senza nome
Tu non vuoi quella fine, preferisci vendere la tua pelle, e cercare in quei visi uno dei suoi sorrisi
Hai la maglietta sporca di rossetto, un vagito proviene dalla camera da letto
È ora di amare senza soffrire
distogli la mente da quel confine

Dinanzi a un fuoco caldo, rassicurante, mi stendo, osservando le fiamme lottare, congiungersi, tradirsi col corpo del vento, eseguendo una danza veloce, nervosa, come nel simulare spasmi di piacere.
I miei occhi si perdono come un eccitato voyeur durante la sua prima visita a una giovane coppia appartata. Sono talmente preso da sentire l’odore del loro incontro, da poter saggiare il loro profumo, da poter scorgere ogni particolare, da un piccolo neo a una delicata voglia sulla spalla, incantato nel guardare quello che, ancora, non mi appartiene.
Ad un tratto una luce più forte si accende a pochi metri da me, non è una fiamma, ma un rogo, che divampa, che divora ogni cosa, che sormonta quel fuoco caldo a cui dedicavo ogni sensazione, ogni pensiero, e ora non conosce che il buio, trema dinanzi a quel gigante di fuoco e si spegne, spaventato.
Mi avvicino a quel rogo, per scorgere corpi nudi che si abbracciano, come un orgia d’oriente, per poter godere a pieno di un evento a cui il mio sguardo non era ancora pronto. Non mi basta più guardare, le mie mani chiedono di toccare, il mio corpo vuole partecipare a quello scambio di effusioni, a quel quadro di lussuria. Egli vuole lasciarsi cullare dal fuoco, quello più pericoloso, quello per cui ti lasci bruciare, dove la coscienza, acqua sporca, non ti spegne, ma diventa vapore e dall’alto ti vede morire.

Alle volte mi soffermo a pensare al nostro rapporto, alle frasi dette, a quelle mai nascoste, perché in questo sta il miracolo del nostro amore, non esistono bugie, non esistono sospiri nascosti nel cuore, ma alla luce del sole, per essere colti da te, che non smetti mai di guardarmi come la prima volta, che sorridi alla vita e non smetti mai di crederci.
Mai potrei staccarmi da questo quadro dai colori caldi, mai potrei abbandonarmi al gelo di inverni uomini, mai potrei pensare agli autunni senza godere del rosso delle nostre passioni. Mi chiedo se potrei vivere senza sapere che tu esisti, se potrei seguire tracce di altri esseri, per perdere le tue orme in questo deserto di speranza, tu il mio miraggio che si è rivelato oasi.
Ti amo, ti amo, e voglio vincere questa partita contro chi non crede alla nostra fede.
Vederti piangere mi ha chiuso il cuore nel tormento, e ora risorgo fenice per poterti proteggere da ogni pensiero triste. Tu sei tutto.
Tua, anche nelle promesse di Dio.
