martedì, 30 ottobre 2007,16:58
Cigola, cigola la porta. Passi pesanti percorrono il corridoio freddo. L'aria è sempre più pungente. Le finestre rotte non sono più un riparo da questo inverno gelido.
La porta in fondo è semichiusa, la luce di una bajoure fa da sentiero all'ospite "gradito". Un attaccapanni sulla destra accoglie il mantello dell'uomo. Un gesto rapido e la cintura cade ai piedi del letto. Altri cigolii e un attimo di silenzio. Si sente fruscio di carta. lo sbattere della porta e di nuovo la quiete.
Mani di una fata senz'abito raccolgono quel vile denaro. Lo divide in due parti, una più spessa l'altra sottile. La porta si apre di nuovo, un tonfo e la piccola fata cade a terra, colpita. é entrata la strega cattiva, emette suoni gravi da quelle due tracce pesanti di rossetto, addita la fatina scalza e le ordina di rivestirsi, in fretta per giunta, un altro orco ha il diritto di macchiare la sua favola.
La luna spia commossa dalla finestra, invita le stelle a vestirla del loro candore. Che sia pura durante il buio del suo dolore.
Nessuna lascrima ha il coraggio di rigare quelle guance, il suo cuore di bimba è schiavo di una mente donna.
L'orco è arrivato, il sipario calato.

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martedì, 23 ottobre 2007,20:48

La vecchia camminava sola per il ponte. Nessun bastone la sorreggeva, e tremante, avanzava . Non era affatto bella, grinze senili ornavano quel viso scarno. Qualche volta si fermava, troppo stanca per continuare. I passanti non sembravano nemmeno accorgersi di quella donna vecchia e cieca, anzi c'era chi la scostava come se fosse un untrice.
lo vento soffiava sulla strada lottando con piccoli ciottoli. Lottava sempre più forte, forte e come una guerra che non conosce i volti delle sue barbarie, trascinò con sè quel volto, ferendola. Le ossa dolevano, l'impatto era stato molto brusco, e la giovinezza non aveva lasciato nessuna testimonianza di sè.
Attorno tutto si muoveva, niente e nessuno sembrava aver colto il suo dolore. Lacrime accompagnarono piccoli sussulti, le mani intrecciate dietro il ginocchio dolente, le labbra contorte in una smorfia di dolore.
Inizialmente le orecchie non prestavano più ascolto a quello che accadeva attorno, ma per un momento le sembrò quasi di udire dei passi vicino a lei.
Silenzio. Solo l'illusione. Strinse i denti, una fitta la percosse. E in quel momento una mano la raccolse, la aiutò ad alzarsi. Un volto giovane le sorrise, riparandola dal vento con il corpo robusto, l'accompagnò fino al portico più vicino. Le lasciò qualche contante senza mai lasciare che il sorriso si spegnesse. La vecchia gli accarezzò il viso, saggiandone la bellezza, immaginadosi quel sorriso con colori che la natura invidia all'anima.
Lo baciò, dileguandosi, lasciando il contante tra le mani del vento.

Fortuna

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