lunedì, 24 dicembre 2007,23:30
solo 15 anni fa credevo, anzi mi biasimavo di possedere una famiglia vasta e unita, di cui ammiravo la forza, la bellezza, l'ingenuità. Ne amavo i loro figli, il riso che scendeva dai cieli azzurri di fredde mattine invernali, le grasse risate attorno ai tavoli.
In seguito la forza divenne debolezza, lasciando il cuore senza meta, sperperando denaro inutilmente e credendo di saper allevare un figlio con dovere.
La bellezza appassì, divenne un magro pavone a cui erano recise la metà delle piume, s'innamorò di  personaggi importanti e conobbe l'uomo dallo sguardo inesistente, creando un frutto tinto di bellezza ma oscurato dalle sue poche piume.
Infine l'ingenuità fu colta alla sprovvista, le fu tolta ogni cosa, i propri figli lasciavano cadere lacrime di paura che non riusciva a raccogliere.
Ognuno di loro appartiene allo stesso sangue, ma questo legame viene a mancare, seppellito dall'egoismo di dominare.
Dolce rosso.
by Fleursdorange | categoria: | Link | commenti (1)(popup) | commenti (1)
venerdì, 14 dicembre 2007,15:16
Acquisisco senzazioni velocemente, il mio spirito d'osservazione non demorde mai e si lascia cullare, non molto sereno, da particolari fastidiosi. Mi capita di pensare, soprattutto in questi ultimi mesi, di non essere quella persona che avevo tracciato nel foglio delle mie idee. Questo foglio ora ricade lontano, dal colore ingiallito e con poco inchiostro. La mia immagine è estremamente sciupata, io che mi credevo speciale e ho scoperto di appartenere alla normalità più rude.
è ora che l mia immagine si riflette e la mia maschera è appesa a un muro, ora levo quel poco trucco che mi rimane per potermi completamente accettare, senza cercare di piacere perforza e vivere costantemente col terrore di non essere accettata.
Mi sono accorta col tempo che non sempre sono una persona con cui sia piacevole conversare, non tanto per un fattore educativo o per colpa di un egocentrismo esorbitante, ma per gli argomenti che non so affrontare, che rimangono sospesi. Forse conosco solo la dialettica del cuore e la mente si cela dietro esso con una certa timidezza, conscia che l'istinto, il sentimeto possa sempre avere pieno titolo. Uno  sbaglio a dir poco grossolano, essa non sa che l'unico mezzo per potersi avvalere di stima è avvalersi di una buona favella.
La colpa di conoscere solo il bianco e nero è mia.
Sono un ottimo giullare, lo riconosco, non sempre,ma lo riconosco. Il sorriso nei volti di chi mi circonda hanno un forte valore per me, ma dopo l'inchino il giullare rimane un ricordo sbiadito e le danze ricominciano. La sua presenza è gradita solo se provoca un forte riso. Egli lo sa e rintrato nel suo angusto camerino poggerà il cappello su un piccolo sgabello di legno, marcherà con la matita quel sorriso e spegnerà la fioca luce della stanza per non scorgere il suo pianto.
rosso e bianco

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