sabato, 28 giugno 2008,18:28
Vedo capelli bianchi tingersi di morte.
Il sangue che giace rappreso su quel petto da leone
quel petto squarciato dall'impotenza.
e ora che ti unisci al freddo blu,
nostalgico
lasci lo stesso vuoto del cielo.
Vederti un ultima volta nella pancia della terra
mi fa rigare le guance di bile.
Perchè voler tracciare la morte col proprio indice?
Rimango attonita e innamorata della tua immagine.
Tu un immagine distorta






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mercoledì, 25 giugno 2008,17:57
20 anni, ingenua, sorridente, e tu che ogni sera ci venivi a prendere nell'angolo di qualche via buia per riaccompagnarci a casa. Non importava l'ora, non importava il freddo, non importava la distanza, la tua gentilezza, il tuo sorriso, quegli occhi dolci, pieni d'orgoglio bastavano a infondermi sicurezza, ad non aver paura di attraversare la strada.
Tu che suonavi il campanello per sapere se avevo raggiunto casa, tu che mi vedevi bimba e poco donna, che scherzavi con tua figlia, che nutrivi i tuoi cari del sapore dil miele ogni sera.
Mi ricordo ancora le tristi partenze in stazione, carico di valigie pesanti. Salivi persino sul treno per accertarti che ogni cosa fosse al posto giusto, che baciavi tua figlia come la mano di un santo.
E ora non lasci alcun rumore tranne quello di uno sparo al cuore, il dolore mi assale come una fiera, non riesco a credere che tu sia solo un corpo nudo e freddo, che le tue parole non diano più certezza e soluzione.
e mi lasci così, con un pò di rancore forse, senza nemmeno poterti di nuovo sorridere.
sei il padre che ho sempre desiderato.
Addio
Luciano
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martedì, 24 giugno 2008,23:24
immagine sfocata, corrotta dalla mie emozione che fluisce con lacrime sorelle. cade precipitosamente per raggiungere quel quadrato lucido, per contornare quel viso splendido, per dare vita a un immagine fissa.
stringo forte quel foglio, forte come un ritorno mancato: sono sopesa nel limbo del dubbio, trasportata dal vento cado come una foglia nel lago più vicino, ostacolando il passaggio di un cigno. Quel disegno di carne sei tu, che mi superi indifferente e mi lasci galleggiare come se la morte mi coccolasse.
avanzi forte, leggiadro, sicuro , padrone di quel lago, quel lago che ha deciso di farmi vivere nel tuo mondo sapendo che ero l'appendice morta di un albero.
ora mi allontano dai tuoi contorni, mi avvicino alla riva per essere raccolta da un passante romantico, raccogliendo nostalgia, ascolotando la sua storia, per poi essere abbandonata in una verde panchina accanto ad altre appendici inerti.
e raccolta dal vento esalerò l'ultimo respiro pestata dall'indifferenza di un passante, mentre tu dormirai ingenuamente.
leaf



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lunedì, 16 giugno 2008,23:43
congiungi le mani in preghiera, stettissimo abbraccio tra quella sottile carne, nudi corpi minuscoli che s'intrecciano, senza occhi e labbra, ma porzioni di derma roseo.
incrociate tra di loro, rivolte a te, si stringono fino a soffocarsi. invocano perdono, consumate dal dolore e fradicie di coscienza.
sta a quegli occhi dinanzi a loro, guardarle, dolcemente o rifiutarle per poggiarsi altrove, per rifiutare quel gesto pietoso, quel salto nel vuoto.
sta a quelle labbra sussurare verbo oppure chiudersi come un grezzo laccio al pensiero.
sta a quelle mani sorelle, amanti incestuose, poggiarsi su quel groviglio di disperazione,  racogliere i sussulti da quel corpo tremante e sfiorarne di nuovo la pelle, ma potrebbero rimanere immmobili, morte, senza scintilla. impassibili giudici.
nell'attimo in cui due cuori chiedono di poter essere ascoltati, ma producono battiti diversi, ll'intera visione dell'amore si riduce in piccoli frammenti solitari per essere dispersi nell'etere dove giovani amanti impareranno da altri
perdono

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domenica, 01 giugno 2008,22:41
lo decico a una donna che scrive prestando orecchio agli angeli, il cui inchiostro è luce divina. a te, sempre

pochi giorni fa mi è stato donato un grazioso libro dalla copertina rossastra, con l'avvertenza che ci sarebbero stati alcuni errori di battitura ma niente di così insormontabile.
Così lo poggiai nella mia borsetta carica d'acqua e cianfrusaglie. Lo lasciai sul comodino, promettendomi che l'indomani avrei iniziato a leggerlo nonostante l'esame fosse sempre più vicino.
La notte, tornata a casa, per conciliarmi il sonno iniziai a sfogliarlo, ne lessi le prime righe e poi fu un susseguirsi di pagine, di emozioni e di canti d'amore.
Non riuscivo  a staccare lo sguardo, la mia mano fremeva  nel sfogliare le altre pagine, curiosa anch'essa di ascolatre, di poggiare i suoi figli sul mio viso e raccogliere lacrime femminili.
Non c'è un momento in cui la mia mente ha lasciato quella valle. Essa ha disegnato le labbra di Ronaldo avvicinarsi a quelle di Oliviero e saggiarne la morte, ha scolpito l'ira di Gano e il suo dolore nel cuore, ha sepolto i tre paladini con Carlo sgorgando altre lacrime, senza mai vergognarsi, sapendo, almeno lei, di poter essere debole.
E ora sono qui seduta ad aspettare un seguito, a respirare ancora quei secoli lontani dove l'onore non era deriso e la religione non era solo un pretesto.
Grazie




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